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Attività in corso > Mani in Pasta
Come dovrebbe
essere la vera pizza, la pizza verace, la margherita
doc? Non quella, per intenderci,
che è diventata il cibo spazzatura stelle e strisce ma bensì
la vera e genuina pizza che ha avuto l'onore di avere un disciplinare
Stg (Specialità Tradizionale Garantita).
Diamo dei punti fermi da rispettare (ma solo pochissimi ci riescono):
la vera pizza dovrebbe essere piatta e senza rilievi di nessun
genere al di fuori di un "cornicione", ossia bordo.
Tale bordo dovrebbe essere regolare, gonfio e privo di bolle
e bruciature ma nonostante tutto dovrebbe aver assunto in forno
il colore dorato tipico del pane e lo stesso profumo (per i
pignoli questa dicesi "reazione di Maillard").
L'impasto di qualità lavorato a lungo e lievitato naturalmente
e per il giusto tempo non deve causare ne pesantezza e neppure
acidità (come accade a mangiare in certe "pizzerie").
La parte centrale della pizza dovrebbe essere piatta e morbida
ma non deve essere nè troppo panosa e neppure troppo croccante.
Deve infatti essere facilmente ripiegabile su se stessa a libretto
per agevolarne il consumo senza posate. Motivo per cui mangiare
la pizza dev'essere un'operazione in cui ha poca funzione la
forchetta ma si lavora solamente di coltello e di abilità.
L'impasto lo si dovrebbe preparare solamente con acqua (durezza
consigliata di 20 gradi francesi), olio extravergine (il disciplinare
non specifica la nazione d'origine ma direi che in questo caso
potremmo essere sufficientemente sciovinisti da suggerire quello
ligure), lievito di birra e sale marino.
La lavorazione rende elastica la pasta e la lievitazione fa
si che in forno l'impasto risulti morbido.
Una volta steso l'impasto in modo che abbia un'aspetto completamente
circolare. Al centro viene steso il condimento a base di pomodori
pelati, mozzarella e due foglioline di basilico.
Ora molti a questo punto insorgeranno contro la mozzarella di
bufala campana (forse a ragione dato che spesso l'uso causa
un'eccessiva perdita di liquido) per cui molti, oltre a me,
suggeriscono di utilizzare il fiordilatte dell'Appennino meridionale
che sulle tavole italiane viene comunemente detto, anche se
imprecisamente, "mozzarella".
Per altre notizie e informazioni potrete setacciare la rete
che un argomento come questo ha abbondanti link. Per sfizio
ci limitiamo a proporne uno, non è detto sia il migliore o l'unico
meritevole. Solamente ha il nome più ... sfizioso:
www.passionepizza.eu